il giapponese cannibale

una storia vera

Archivio per novembre, 2010

Il giapponese cannibale su AgoraVox

Barbara Gozzi comincia il suo viaggio fra i titoli della collana On the road dell’editore Senzapatria parlandone in (In)ter(per)culturando, la rubrica che cura per la rivista on-line AgoraVox.
Il primo titolo su cui “arbitrariamente” si sofferma è “Il giapponese cannibale“, in uscita a gennaio. Ne parla così:

Antonio Pagliaro narra de Il giapponese cannibale con la disinvoltura della perizia autoptica. Di Issei, il giapponese cannibale per l’appunto, il lettore impara a conoscere gradualmente ogni dettaglio fisico e comportamentale. La storia narrata è ambientata nel 1981 quando Issei si accorge di una ragazza, nominata a lungo semplicemente come ‘la studentessa’. Pagliaro tratteggia la complessità del protagonista portando avanti la trama principale e alcuni flash back del passato rimanendo neutrale, esattamente come se descrivesse ciò che vede dentro un microscopio e, dal microscopio, gradualmente prende forma, si delinea il quadro generale d’un uomo che lega istinto sessuale ad altri desideri contro gli stessi corpi voluti e presi. È un ritmo serrata e lento allo stesso tempo, dosato per catturare e approfondire. Pagliaro non cerca sentimentalismi quanto la lucida composizione d’una perizia che via via si va nutrendo di nuovi dati, rilevamenti, fatti. Issei incarna ossessioni e istinti molto più comuni di quanto si sia disposti socialmente ad ammettere sebbene portati all’estremo, e Pagliaro è particolarmente abile a rendere questo senso di ‘normalità’ nelle seppur evidenti stonature degli svolgimenti. Potrebbe essere un reportage su La storia di, tanto è cadenzato, distaccato ma preciso il narratore che non perde stralci di presente, passato e potenziale futuro. Perché anche per un uomo che cannibalizza la donna amata c’è un futuro, un ultimo desiderio da realizzare, qualcosa che finalmente lo possa liberare da quegli stessi istinti che lo hanno portato a essere ciò che è.
Una buona compagnia per viaggiare controllando ogni tanto chi si ha vicino, davanti e dietro.

“Il 17 giugno sei poliziotti in tenuta d’assalto erano pronti a entrare in casa del giapponese cannibale. La polizia aveva preso informazioni sugli abitanti del palazzo: il piccolo uomo che Adrien aveva visto a Bois de Boulogne doveva essere il minuscolo giapponese del secondo piano. I poliziotti salirono le scale lentamente. Erano pronti a tutto: sapevano che l’uomo era armato. Il medico legale aveva stabilito che la vittima era morta con un colpo di fucile alla nuca e solo dopo era stata smembrata.”
(pag.42)

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